NEL SENSO CHE, MI MANCHI - 2
Fra un paio di giorni ricorre il tuo anniversario. Il giorno in cui moriva la religione. Moriva anche la mia infanzia, con te. Lo spietato esalare non lasciava spazio alle carezze, non dava seconde possibilità a nessuno. Con te non fece eccezione.
Se esistessero spirito e anima, potrei immaginare che mentre ti penso, nelle discese innevate, la tua aura aleggi su di me. Mi vedo da fuori, come una freccia nera nella notte, con una nuvola bianca appena opalescente, giusto sopra la berretta di lana.
L'anima esiste, ho capito esattamente che cos'è: si vive per sempre, nel ricordo di chi ci ama, e nei ricordi più vivi il pensiero diventa così maledettamente denso da potersi toccare. Cosa c'è di più reale?!
I tuoi occhi curiorissimi di bambino ultraottantenne avrebbero goduto a vedere tutto questo. Lasciavi alcuni anni fa, un corpo freddo e bianco su quel letto, inutile sperare che vicinanza ed abbracci ti avrebbero riportato indietro. Non lo fanno. Non lo fanno mai. Mi manchi tanto, avresti avuto una chiosa sensata anche per questo, credo. O forse avresti semplicemente annuito.
Ci puoi credere oppure no, ma la mattina quando i rossori emergono da oltre le montagne innevate, mi dico: se il nonno Aldo avesse visto tutto questo, avrebbe pensato ogni volta: "Lo vedo tutte le mattine, ma mi stupisce sempre".
Che io possa essere così, un giorno.
