SOGNI ALLUCINATI
Il Nostro, l'andrea99boban, fa a volte sogni parecchio allucinati (a seconda di quanti champignon crudi ha ingurgitato la sera prima, more or less)
ANTEFATTO: Il Nostro, di recente, percorre una ventina di kilometri al giorno in bici nelle brume inquinate ravennati (per andare a lavorare). Mezzo di locomozione: una vecchia bicicletta certamente non da corsa, fiorita di ruggine e con un pedale tutto nuovo cambiato solo per decenza. Nessuna luce, i freni funzionano solo perchè non li usa mai.
SVOLGIMENTO: Il nostro, alle sei e mezza di sera di ritorno da Marinchia di Ravenna. Un folto pedalare. Piatto. Senza vento. Come al solito, inimmaginabili pantegane si scostano dal ciglio della strada come bimbi vestiti da winnie pooh che si tuffano verso il fossone. Puzza di petrolchimico in verdi rintocchi. Quieto. Il Nostro osserva la levetta del cambio. Ragnatele. Per paura d'iceppamento e di non tornare sull'amato rapporto lungo-che-più-lungo-non-si-può, il Nostro non cambia mai. E' in questo assorto inquinato che il Nostro, volto lo sguardo al pignone, nota un luccichio. Un altro rapporto! Più lungo del lungo-che-più-lungo-non-si-può..è lucente, platinato per evitarne l'usura. Ha talmente pochi denti che il Nostro giurerebbe fosse un mero triangolo, quasi impossibile. Il Nostro scatta la levetta e la meraviglia entra. Ingrana. Il Nostro spinge. Costante. Ma: implacabile. E' una locomotiva il Nostro, un'aura azzurrina lo circonda, la polvere si scansa, di ratti mostruosi neanche l'ombra. Il Nostro ciuffecciuffa, e cciuffa e cciuffa, locomuove verso il ponte mobile. Che è chiuso. Quella merda di una bettolina bastarda che fa cinque metri andare e cinque venire per giustificare i cazzo di soldi che...ma è un altro capitolo. Il ponte, dunque. Il nostro smarca un sorriso piacione, mira il pignone, aumenta il locomotore. Scintille. Il giubbino si apre. Il nostro ciuffecciuffa. La bici si stacca. Da terra. Il Nostro decolla. Il marinaio nappuletano si fa il segno della croce e bacia il rosario. Il Nostro (romanamente) se ne frega. E' il decollo che lo prende, che lo impegna...una brezza gentile lo incontra...e di lì a poco rifiata, supera l'Italmet e come confuso e travestito novello Mario Poppins atterra. Tranquillo.
Poi il Nostro si sveglia. Spettacolo.